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A TIME OF BORROWED NAMES

IL TEMPO DEI NOMI ALTRUI

The debut novel by Andrey Spiridonov, PhD — originally written in English and published in the United States

Il romanzo d’esordio di Andrey Spiridonov, PhD — scritto originariamente in inglese e pubblicato negli Stati Uniti


THE STORY

A Time of Borrowed Names follows Alex from the age of fifteen, when he leaves Moscow for military school in Leningrad, through a life shaped by the final years of the Soviet Union, military service, the Soviet Border Troops, intelligence and counterintelligence, the Tajik Civil War of the 1990s and the armed conflict in which Russian Border Troops were directly involved, covert operations, the collapse of the USSR and the violent transformation of post-Soviet Russia. The boy who once believed that his country, his name and the future awaiting him were permanent gradually enters a world in which all three can change.

Afghanistan becomes one of the decisive points of his life. War, captivity, intelligence operations and encounters with American military personnel create connections whose consequences will return many years later. Among the people Alex meets is Adele, an American military pilot, a woman who belongs, at least formally, to the opposite side of the world from which he came. What begins under extraordinary circumstances survives time, borders and political change. Years later, when their paths cross again in the United States, Adele comes to represent something Alex has rarely possessed: the possibility of a normal future beyond operations, cover identities, political loyalties and the demands of the past.

But Alex’s life does not move in a straight line. After the collapse of the Soviet Union, he returns to a Russia that is becoming almost unrecognizable. His military past gives way to another existence, and he rises into the world of banking, international finance and enormous transactions, while intelligence, organized crime and political interests remain dangerously close. Moscow gives way to New York, Manhattan, Washington and the Potomac, yet distance does not erase what happened in Afghanistan. People remember. Intelligence services remember. Old suspicions survive. Names that once protected their owners can become evidence, and decisions made years earlier begin to acquire new meaning. The possibility of happiness with Adele is followed by a loss that destroys far more than Alex’s plans for the future. His family, his position, his wealth, his professional identity and finally almost every structure on which he had built his life disappear one after another. The man who survived war and captivity discovers that there are losses for which military training offers no procedure and no order to follow.

It is at this point, when Alex has almost ceased to believe that another life can be constructed, that Kristina — Kris — enters the story. She does not come from the world of intelligence. A Russian-born former model who has built a life in America, she is now a teacher and a mother of two. Their meeting is almost accidental: Kris finds Alex collapsed in Central Park, calls 911 and remains until help arrives. What initially appears to be a chance encounter gradually becomes something fundamentally different.  Kris does not restore Alex’s former life, nor does she ask him to become the man he once was. Together with her children, she gives him access to something far more difficult for him to accept: an ordinary home, responsibility without orders, intimacy without a cover story and a family in which he is needed simply because he is there. Their relationship develops not through the mythology of the secret agent or the powerful banker but through hospital visits, children, work, meals, financial difficulties, a search for a home and the gradual accumulation of ordinary days. Even Alex’s lost dog eventually returns to him because Kris quietly traces the animal through shelters until she finds it. 

The contrast between Adele and Kristina is therefore essential to the emotional architecture of A Time of Borrowed Names. Adele belongs to the extraordinary trajectory of Alex’s life — Afghanistan, America, military worlds divided by nationality and then unexpectedly joined by personal feeling. Kris enters after those worlds have largely collapsed. She does not erase Adele and is never required to replace her. Instead, she becomes part of the answer to the question that has followed Alex throughout the novel: whether a man who has spent most of his life serving institutions, carrying responsibilities and living under identities imposed by circumstance can finally belong to a life that does not require him to play a role. Years later, Alex and Kris have built precisely that life. Their children have grown, the family has a home, and the man who once measured existence through missions, danger, money and responsibility finally understands the significance of what once seemed too ordinary to notice. In the novel’s closing pages, looking at an old family photograph, Alex recognizes something that had taken him almost an entire lifetime to find: in that photograph he is performing no role. He is simply himself.



LA STORIA

La storia di Alex comincia a Mosca nel 1986. Ha quindici anni quando lascia il mondo familiare dell’adolescenza per iniziare la formazione militare a Leningrado. L’Unione Sovietica gli appare ancora come una realtà destinata a durare, la Guerra fredda continua e nulla lascia immaginare al ragazzo che, nel giro di pochi anni, il Paese al quale legherà il proprio futuro cesserà di esistere. La sua vita attraverserà il crollo dell’URSS, il servizio nelle Truppe di Frontiera, l’intelligence e il controspionaggio, fino alla guerra civile in Tagikistan negli anni Novanta e al conflitto armato nel quale saranno direttamente coinvolte le unità delle Truppe di Frontiera russe.

La formazione militare, il servizio nelle truppe di frontiera sovietiche, il rapporto con le strutture della sicurezza dello Stato, l’intelligence e il controspionaggio trasformano progressivamente il ragazzo moscovita in un uomo abituato alla disciplina, al rischio e alla necessità di distinguere ciò che una persona dice da ciò che realmente intende fare. Ma è soprattutto l’Afghanistan a modificare definitivamente la sua vita. Guerra, operazioni, prigionia e confronto con uomini appartenenti a strutture militari e d’intelligence avversarie creano legami e sospetti destinati a sopravvivere per molti anni alla fine del conflitto. È in questo mondo che compare Adele, pilota militare americana. Per formazione, cittadinanza e appartenenza professionale, Adele proviene dall’altra parte della divisione geopolitica che ha segnato la giovinezza di Alex. Eppure ciò che nasce in circostanze eccezionali riesce a sopravvivere alla distanza, alle frontiere e al mutamento della Storia. Quando le loro vite si incrociano nuovamente negli Stati Uniti, molti anni dopo l’Afghanistan, Adele rappresenta per Alex qualcosa che nessuna operazione e nessuna carriera gli avevano mai offerto: la possibilità concreta di immaginare una vita normale.

Prima di arrivare a quel punto, tuttavia, Alex deve attraversare la scomparsa del mondo nel quale era diventato adulto. La dissoluzione dell’Unione Sovietica trasforma il significato del giuramento, dell’uniforme, dell’appartenenza e persino della sua biografia. Tornato a Mosca, trova una Russia che conserva luoghi e persone del suo passato ma obbedisce ormai a regole completamente diverse. La nuova realtà postsovietica è dominata dal denaro, da nuovi centri di potere, dalla criminalità organizzata e da relazioni sempre più complesse fra interessi economici, politici e apparati dello Stato. La vita di Alex cambia ancora. Dalla carriera militare e dalle operazioni passa al mondo bancario, fino a diventare presidente di una banca moscovita e a trovarsi al centro di grandi operazioni finanziarie. Cambiano gli abiti, gli uffici e gli interlocutori, ma non scompare la necessità di capire chi possiede realmente il potere e quali interessi si nascondano dietro decisioni apparentemente economiche. Il mondo dell’intelligence e quello della finanza internazionale finiscono per rivelare una caratteristica comune: ciò che appare in superficie raramente racconta tutta la storia.

La vicenda si sposta quindi dalla Russia agli Stati Uniti, fra New York, Manhattan, Washington, Virginia e Potomac. La distanza geografica non riesce però a cancellare l’Afghanistan. Gli uomini ricordano, gli apparati conservano informazioni e vecchie ipotesi possono sopravvivere per anni in attesa di un particolare capace di attribuire loro un nuovo significato. Un ex maggiore delle forze speciali americane, legato agli avvenimenti afghani, conserva il ricordo di un prigioniero e di un’identità mai completamente chiarita. Il passato operativo di Alex comincia così a raggiungere il suo presente americano. Anche il significato del titolo diventa progressivamente più chiaro. In Il tempo dei nomi altrui, come nell’originale inglese A Time of Borrowed Names, un nome non è soltanto ciò che compare su un documento. Può essere un’identità operativa, una copertura, una protezione, un indizio o una condanna. Può permettere di attraversare una frontiera o impedire di farlo, aprire una porta o trasformare un uomo in un bersaglio. Nel mondo dell’intelligence una biografia può essere costruita e un fascicolo può essere modificato, mentre la memoria di chi ha realmente vissuto gli avvenimenti continua a raccontare una storia diversa.

ADELE

La relazione con Adele costituisce uno dei nuclei emotivi del romanzo. L'incontro fra un uomo formato dal sistema militare e di sicurezza sovietico e una pilota militare americana nasce dentro un mondo diviso dalla Guerra fredda. Tuttavia il romanzo non utilizza questa opposizione per costruire una semplice storia romantica fra persone appartenenti a due Paesi avversari. Adele diventa progressivamente la prova che l’identità di una persona non può essere ridotta alla bandiera, all’uniforme o all’istituzione che rappresenta. Negli Stati Uniti, accanto ad Adele, Alex comincia a intravedere un’esistenza nella quale non sia necessario vivere continuamente attraverso una funzione. Dopo il servizio militare, l’Afghanistan, il controspionaggio, le identità di copertura e il potere finanziario, compaiono finalmente una casa, una famiglia e un futuro che non hanno bisogno di una missione per essere giustificati. Quella possibilità viene però distrutta. La perdita di Adele si accompagna alla distruzione di una parte molto più vasta del mondo di Alex: famiglia, sicurezza, posizione sociale, patrimonio e identità professionale vengono progressivamente meno. L’uomo che era riuscito a sopravvivere alla guerra e alla prigionia scopre che esistono tragedie per le quali l’addestramento militare non offre alcuna procedura e nessun ordine da eseguire.

KRISTINA — KRIS

È quando quella vita sembra ormai definitivamente spezzata che compare Kristina, chiamata Kris. Russa d’origine e da anni negli Stati Uniti, ex modella, insegnante e madre di due figli, Kristina non appartiene al mondo dei servizi segreti e non entra nella storia attraverso un’operazione clandestina. Incontra Alex quasi per caso, quando lo trova privo di sensi a Central Park, chiama immediatamente i soccorsi e rimane sul posto fino al loro arrivo. Più tardi lo raggiunge in ospedale insieme ai suoi bambini.  Quell’incontro apparentemente casuale diventa l’inizio della fase più diversa dell’intera esistenza di Alex. Kris non cerca di restituirgli il potere, il denaro o la posizione che ha perduto e non pretende di trasformarlo nuovamente nell’uomo che era stato. Gli offre invece qualcosa che per lui si rivela molto più difficile da accettare: una quotidianità nella quale non deve dimostrare continuamente la propria utilità. La relazione cresce attraverso cose apparentemente insignificanti rispetto alle guerre, alle operazioni d’intelligence e alle transazioni da centinaia di milioni di dollari che avevano occupato la vita precedente di Alex: i figli di Kris, la scuola, il lavoro, la spesa, le cene, i problemi economici, la ricerca di una casa e la semplice certezza che qualcuno tornerà la sera. I bambini smettono progressivamente di chiedersi quando Alex se ne andrà e cominciano a comportarsi come se la sua presenza fosse semplicemente parte della famiglia.  Persino un frammento del passato che Alex credeva perduto ritorna grazie a Kris. Senza promettergli nulla, Kristina ricostruisce attraverso rifugi e associazioni il percorso del suo cane scomparso, fino a ritrovarlo e riportarlo a casa. È un episodio piccolo rispetto alle grandi vicende geopolitiche del romanzo, ma proprio per questo essenziale: per la prima volta da molto tempo qualcuno non gli restituisce un grado, un patrimonio o un’identità, ma qualcosa che appartiene realmente alla sua vita.

ADELE E KRISTINA: DUE MOMENTI DI UNA STESSA VITA

Adele e Kristina non sono personaggi intercambiabili, e Kris non viene costruita come una sostituzione di Adele. Le due donne appartengono a momenti profondamente differenti della vita di Alex. Adele entra nella sua storia attraverso il mondo straordinario che lo ha formato: Afghanistan, guerra, appartenenze militari contrapposte, Stati Uniti e il ritorno di un passato che sembrava concluso. Con lei Alex scopre che perfino all’interno di quella vita può esistere la possibilità di amare e immaginare un futuro. Kristina arriva invece quando quasi tutte le identità precedenti sono state distrutte. Con lei il problema non è più sopravvivere a un’operazione o conquistare una posizione, ma imparare a vivere quando non esiste alcuna missione. È questa differenza a rendere entrambe fondamentali nella struttura di Il tempo dei nomi altrui: Adele rappresenta la possibilità di un futuro dentro la vita straordinaria di Alex; Kris gli permette di comprendere che una vita può avere valore anche quando non è più straordinaria. Con il passare degli anni, Alex e Kris costruiscono una famiglia reale. I bambini crescono, la casa diventa il centro di un’esistenza che non dipende più da coperture o incarichi, e il rapporto fra i due cambia senza consumarsi. Alex arriva a riconoscere che l’intimità non consiste nel mistero che ancora separa due persone, ma nella possibilità di conoscersi quasi completamente e continuare comunque a voler tornare a casa l’uno dall’altra. 

IL PROPRIO NOME

È qui che il titolo del romanzo trova il proprio significato definitivo. Alex ha trascorso gran parte della vita in un mondo nel quale nomi, documenti, cittadinanze e identità di copertura potevano determinare il destino di una persona più rapidamente della verità. Ha visto scomparire il Paese nel quale era nato, cambiare le istituzioni alle quali aveva prestato servizio, perdere identità professionali e assumere ruoli che in momenti differenti sembravano definire interamente chi fosse. Alla fine, davanti a una normale fotografia di famiglia, comprende qualcosa che nessuna operazione d’intelligence gli aveva insegnato. In quella fotografia non interpreta alcun ruolo. Non è il cadetto, l’ufficiale, il prigioniero, l’uomo sotto copertura o il presidente di una banca. È semplicemente Alex, dentro una famiglia e una vita che non richiedono un’altra identità.  Per questo Il tempo dei nomi altrui non è soltanto un romanzo di spionaggio o un thriller di intelligence e controspionaggio. È anche una storia sulla memoria, sulla lealtà, sull’amore, sulla perdita e sulla possibilità di ricominciare quando quasi tutto ciò attraverso cui una persona aveva definito se stessa è scomparso. Dalla Mosca sovietica all’Afghanistan, dalla dissoluzione dell’URSS alla Russia postsovietica, da New York a Washington, la domanda rimane la stessa: che cosa resta di un uomo quando vengono meno lo Stato, l’uniforme, il grado, il denaro e tutti i nomi attraverso i quali gli altri lo hanno conosciuto? La risposta arriva soltanto alla fine. Rimane il proprio nome.


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